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Uno zibaldone come non se ne vedevano dai tempi di Leopardi
pubblicato il 11-May-2003
a cura di Roberto
Raccontalo alla cenere è una raccolta di brani, per lo più assai brevi. Ci sono poesiole, commenti ai fatti del giorno, corsivi in stile giornalistico, pareri su libri e l'occasionale grido di disperazione.
Credo che sia partito come taccuino, per poi degenerare in diario.
Lo stesso autore se ne rende conto e in "Raccontalo alla cenere", poesia che da il titolo al libretto, si prende in giro senza pietà.
Spiattellare all'universo il proprio girarsi i pollici è ormai sport nazionale, ma Spallanzani provava ancora un po' di ritegno. Dalla bozza finale ha cancellato molti riferimenti personali, altri li ha camuffati con i prediletti giochi di parole. Nonostante ciò, dal testo emerge lo stesso una stanchezza infinita.
Abbandonati gli schemi di romanzo in tre volumi, i progetti di racconti impossibili o autofagogitanti, le formule con cui intendeva ridurre l'italiano all'idioma analitico di Wilkins, l'autore si ritrova a sessant'anni senza aver pubblicato niente di significativo. L'accademia ha rifiutato le sue ipotesi azzardate e grottesche, il pubblico non ne apprezza lo stile lento, la costruzione cervellotica. Spallanzani riconosce i suoi limiti e si ripropone ogni volta di smettere, di abbandonare la letteratura per la revisione di testi altrui, me neppure questo è possibile.
Scrive lunghissime lettere, che spesso non spedisce; annota la sua versione di testi famosi; immagina sistemi di composizione automatica dei testi; sostiene l'esistenza di autori composti di sole citazioni, in una visione atemporale della letteratura.
A volte nel suo mondo personale fa capolino l'attualità: qualche cenno alla crisi petrolifera, una lista di indizi per scoprire se tuo figlio è un brigatista, nascite e morti di familiari.
Negli ultimi pezzi aumenta l'interesse per argomenti tecnici e scientifici. Da grande dilettante quale era, Spallanzani procede con rigore ma senza paraocchi, tracciando paralleli folgoranti: le società come strutture neuronali, la meccanica quantistica del delitto, il riconoscimento delle immagini come macchina del tempo. Si sforza di ridurre gli individui a funzioni, la realtà a nudo meccanismo.
A proposito del difficile rapporto con la figlia, scrive:"non so perchè, mi viene in mente l'uomo che per primo ha scoperto le comete. Affascinato dal loro proprio moto, sa pure che più di ogni altra forza dell'universo è quello che le allontana. Tanto sforzo per calcolare al centesimo ciò che lo addolora. Invischiato nei loro capelli, è ora certo che una vita non basta perchè ritornino. La sua debolezza non sta nel sentire male per questo, ma nel pregare di sbagliarsi".
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